Una morte annunciata…una Vita inattesa

UNA MORTE ANNUNCIATA…UNA VITA INATTESA

 

Nella solennitá dell’Epifania, il 6 gennaio scorso, dopo la lettura del vangelo della domenica, abbiamo ascoltato un annuncio straordinario: “l’Annuncio della Pasqua”. Ci  veniva dato la base di lancio per partire,  per sognare e noi, forse,  dormivamo o eravamo distratti! Guardavamo gli oroscopi per sapere cosa ci sarebbe accaduto nell’anno nuovo. Leggevamo i segni delle stelle, invece di leggere “IL SEGNO” che il  Padre ci ha dato, GESÚ CRISTO morto e risorto.

Un mio amico, un poco originale, ma con un senso spirituale molto forte, diceva: “Il mio oroscopo è la Pasqua: sono nato sotto il segno della Croce di Gesú Cristo, con l’influsso dello Spirito Santo nell’orbita dell’amore del Padre”. Originale, ma efficace.

Attorno alla Pasqua, a quel giorno annunciato, a quel fatto, a quell’evento si è sempre costruito tutto l’anno liturgico, la vita di fede e la speranza del popolo di Dio. Quella è l’architrave della casa, il fondamento dell’edificio, per la Chiesa e per la fede di ogni cristiano.
La Pasqua, é annunciata come il nucleo generatore, lo “sperma vitale” dell’esistenza; come il perno attorno al quale gira la storia del credente, della Chiesa e, anche se a sua insaputa, del mondo intero e dell’universo.
Come punto di partenza, la Pasqua di Gerusalemme di 2000 anni fa, e come punto di arrivo, la Pasqua eterna verso la quale camminiamo, la nuova Gerusalemme, dove “non ci saranno piú né lacrime, né lutto, né morte”, dove si vivrá l’Amore in Dio che non avrá mai fine.
Ci è data questa certezza, la morte è stata vinta e noi con Lui, il Signore risorto, vivremo. Eppure, sc’è tanta  depressione in giro, tanto pessimismo, tanta tristezza. Anche noi cristiani viviamo come perduti in questa “liquiditá” inconsistente che é diventato il mondo, senza punti di riferimento. Il nostro mondo sembra andato in briciole. Domina la “tirannia del relativismo”, come diceva il Papa emerito, Benedetto XVI.
“Non stiamo come vagando verso un infinito nulla?”, osava dire, profeticamente, più di un secolo fa il filosofo F. Niethzche. Siamo in caduta libera e nella penombra, come se si fossero spente le luci.

E la speranza cristiana, dov’é? Non ci aveva detto il Maestro: “Voi siete la luce del mondo?”.

Sembra che si siano indebolite sia la forza della fede che della ragione, si avanza per piccolo cabotaggio, trascinando la vita con rassegnazione, e mordicchiando, qua e là qualcosa per sopravvivere. Ma una candela, “la piccola speranza”, direbbe C. Peguy, sorregge ancora il mondo, e, “la più piccola tra le sorelle maggiori”, la fede e la carità, ci spinge in avanti, ci spinge a credere che c’è il di più di cui abbiamo fame e sete tutti. La Pasqua è questo di più, e molto di più ancora. La Pasqua é la candela che rimane accesa nella notte del mondo, é la certezza che la vittoria é sicura. La Pasqua permette a tutti noi di ricominciare da capo: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con cui ci ha amato, da morti che eravamo ci ha fatto rivivere in Cristo. Per grazia salvati, con Lui risuscitati” (Ef 2, 4-5)

Voglio usare due immagini, due date storiche, due eventi concreti per capire, in qualche modo, e intuire il senso e la potenza rivoluzionaria della Pasqua,.

12.9.490 a. C. Atene nel giorno della battaglia di Maratona  e la corsa di Filippide che porta la notizia della vittoria: la morte annunciata si trasformò, in un attimo solo, in vita nuova, come una rinascita. Nella città che si preparava a morire si riprende a vivere, a amare, a danzare, a sognare. Si rinasce. E’ un “passaggio” dalla mrte alla vita. 9.11.1989 d. C., caduta del muro di Berlino. D’improvviso tutto cambia e si ricomincia, si può andare oltre…il limite invalicabile non c’è più. E Berlino si tinge di colori, la gente nelle piazze si abbraccia e beve birra.

Ecco, la Pasqua è qualcosa di simile. C’era un muro, c’era una morte in agguato, ma Qualcuno “ha abbattuto il muro di visione”, Qualcuno ha vinto il nemico.

Il Mistero Pasquale, della vita che rinasce, della speranza che riaccende la fede e l’amore, é racchiuso in quei tre giorni santi che formano il TRIDUO PASQUALE.
Tre giorni che sono come la parabola della vita: la bellezza dello stare e convivere con gli amici e il donarsi totalmente per sempre (Giovedí santo)
la tragedia, la delusione, il tradimento, il dolore, la morte (Venerdí santo)
l’attesa paziente, ma difficile della rinascita (Sabato santo)
la certezza della vittoria sulla morte e su tutte le morti (Domenica di Resurrezione)

Buona Pasqua, sorelle e fratelli!
Anzi, come i primi cristiani, salutiamoci con una certezza che illumina e ridona vita:
Io dico a te: “Christòs anesti – Il Signore è risorto”
E tu rispondimi: “Alithòs anesti – E’ veramente risorto”.