OMELIA DI SALUTO ALLA COMUNITA’ DI MILANO  – 17.9.2017

  1. “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”, abbiamo cantato al salmo.

Lui…per noi. Lui…con noi. Non dimentichiamo mai il soggetto chi è di quanto è       accaduto in questi anni e nella nostra vita: è il Signore!

Ma quali cose ha fatto? Ci ha guidato, sorretto, rialzato, perdonato, amato, unito,    riconciliato…

Sì, grandi cose ha fatto il Signore per noi! Ne ha fatte davvero tante in          questi 11 anni…

Ed è bello, anzi, doveroso, lodarlo e benedirlo.

E, con s. Paolo non posso che aggiungere: “rendo grazie a Cristo che mi ha             giudicato degno di      mettermi al suo          servizio”. Degno non per meriti, sono un     peccatore, ma degno “perché mi       è          stata usata misericordia”. Anzi, come        dice ancora l’Apostolo: “La grazia ha sovrabbondato”,       perché, “dove era il               peccato lì ha sovrabbondato la grazia”. Papa Benedetto, scriveva in uno dei      suoi primi libri da teologo che, nella storia della salvezza, esiste come un filo             rosso che la unisce e   questo si può individuare nel termine “abbondanza”. Ed è vero, assolutamente vero. Penso che          ognuno di noi lo possa dire, guardando la     sua storia personale. Dio è stato abbondante e generoso     nel suo amore, con la sua grazia. Io almeno lo dico e lo grido forte. Non sarei ciò che sono se non          fosse così. Infatti, se guardo solo a quando entrai in seminario a 10 anni,    eravamo circa 60 ragazzini. Ebbene, se ne sono andati i più buoni e i più intelligenti, e sono rimasto io solo. Certo,    siamo passati attraverso la bufera del        ‘68, ma perché io: grazia, solo grazia e misericordia.

Eppure, esiste sempre la            tentazione       di         “appropriarci” dei risultati.               “Restituire” è il          nostro             compito,         direbbe s. Francesco, restituire a Dio,            perché è solo dono, è solo grazia quanto compie     attraverso di noi.

Rendo grazie a Lui, ma rendo grazie anche a voi, perché mi avete accolto come         ero, mi                        avete sopportato nelle mie intemperanze, mi avete amato e… mi     avete   arricchito. Sì, vado via           più      ricco di come ero arrivato.

Mi avete dato il vostro cuore, la vostra bontà, la vostra pazienza, la vostra   comprensione.

Vado via più ricco, perché mi avete obbligato a “scavare” per trovare l’acqua                       buona,             l’acqua                        viva, l’acqua che disseta: Gesù. Sì, voi lo volevate, voi me      lo chiedevate, voi che             ne avevate                  sete. E la vostra sete io l’ho sentita.

Più volte vi ho percepito, direttamente o indirettamente, che mi stavate dicendo:     “Franco, parlaci di Gesù. Raccontaci            di Lui.             Facci vedere il suo   volto. Donaci la sua misericordia”. E così l’ho        cercata la sua misericordia, per        voi. L’ho cercata nella Parola di Dio, nel santo Vangelo,          nella preghiera, nel     silenzio, ed ho provato, come potevo, a donarvela, per dipingere nel       vostro             cuore la sua bellezza, la sua bontà, la sua libertà, la sua gioia.

Quando mi cercavate per la santa confessione era la sua misericordia che vi   accoglieva. La sua misericordia usciva dalla mia bocca. La sua misericordia vi         inondava di pace e vi rivestiva a festa, vi stringeva nell’abbraccio gioioso del        Padre che accoglie i suoi figli e figlie. Che fortuna, per me, essere messaggero     della sua misericordia!

E’ davvero un dono speciale poter spezzare con i fratelli il Pane di vita,                   l’eucarestia, spezzare la Parola che nutre l’anima, spezzare la sua misericordia    che guarisce le ferite del cuore! Sì, sì, io rendo grazie, perché sono ricco di Dio e sono ricco di voi.

  1. Ed ora ci attende un nuovo esodo, o meglio, un altro passo nel cammino dell’esodo continuo che è la nostra vita. Dalla nascita alla morte, infatti, la vita è un esodo. Si va verso Cristo, “il punto omega”, la terra promessa, il Regno compiuto, l’eternità. Ma non dimentichiamo mai che la vita è una retta che va dritta verso l’alto, verso le braccia aperte del Padre. La vita non è una parabola, come si usa dire. Questa è una visione pagana della vita. Non è da cristiani dire: “ormai sono vecchio, sono nella fase discendente”, e chiudere i battenti!

La vita è un esodo, dicevamo: parto io, ma partite anche voi. Sono in movimento     io, ma lo sarete           anche voi, perché ogni cambiamento mette tutti in cammino.        Quindi, ci lasciamo, ci perderemo di             vista? Assolutamente, no!

Ricordo 11 anni fa quando, con mio fratello, feci il cammino di Santiago sulla           via francese. Ricordo certi compagni            di viaggio con i quali camminavo alcuni       giorni e poi dovevamo lasciarci,        perché ognuno ha il suo         ritmo, il suo stile, le   sue regole nel cammino. Però poi finiva che, o ci si     ritrovava qualche tappa più   avanti, o ci si ritrovava tutti insieme a Santiago. Sarà la stessa cosa           per noi se        non smetteremo di camminare: la strada è quella e la meta anche.

Un nuovo esodo, dunque ci si presenta. E il profeta Isaia ci ricorda che non siamo soli, c’è una guida, un condottiero: “Il Signore stenderà la sua mano…il Signore raccoglierà, radunerà…si formerà una strada…”.

Con questa guida e pastore si può procedere senza timore. I distacchi e la fatica non pesano più di tanto, perché in Lui, la comunione e l’unità sono assicurati.

  1. “Chi dite che io sia?”, ci chiede Gesù oggi nel vangelo.

Prima di rispondere a questa domanda provocatoria di Gesù, permettetemi una        piccola            digressione. Sta avvenendo un cambiamento nella parrocchia, un            cambiamento che è “fisiologico” nelle strutture ecclesiali. Infatti sono tanti i        parroci che si sono succeduti e, alcuni di voi, ne hanno visti diversi, e questo ci          porta a chiederci:”Come lo stiamo vivendo? E, più ancora, come accoglieremo il nuovo che verrà?”:

Permettetemi di raccontarvi una battuta curiosa di un mio confratello che dice          molto sul come           si         possono vivere questi cambiamenti. Questo mio confratello,         che viveva con me a   Venezia, la      prima comunità in cui sono stato, una                      parrocchia in cui praticamente lui ci è             rimasto tutta la vita, e, avendo visto             passare           tanti parroci e guardiani, quando veniva       quello nuovo e proponeva    cose     nuove, lui, tra l’ironico e il faceto, diceva (in veneto, si intende): “Beh,     ne sono passati tanti. Passerai anche            tu!…Ti passarà anca ti!”.

Ecco: non cadete in questo atteggiamento da rassegnati e da disfattisti. Non accogliete        così il              nuovo parroco. Non siate     di quelli che tirano i            remi in barca e perdono l’entusiasmo,          accettando,     a testa bassa, che ne passi un            altro.

E’ l’ora dei laici nella Chiesa, è la vostra ora. Un’ora che stenta a prendere forma,    ad avere la       sua      giusta dimensione e il suo dovuto riconoscimento. Ma   questa è l’ora dei laici, perché tutti i                         carismi            devono essere riconosciuti     nell’unico corpo di Cristo.

Fate bene i laici, fatelo con responsabilità, fatelo anche con forza e coraggio, se        necessario, ma            fatelo,  perché solo     così aiuterete noi preti a fare davvero i preti, e non altro.

Ma venendo alla domanda di Gesù: “Chi dite che io sia?”, appare evidente che il     nodo    nevralgico della nostra vita, personale, spirituale e comunitaria, sta tutto            in questa domanda e nella nostra risposta. Sta tutto in       questo rapporto.        Non è fondamentale cosa ha fatto Franco o             cosa farà il nuovo Franco che verrà..             Prima di tutto c’è: io e Cristo come stiamo? E’ lui la ragione del mio essere e del mio fare? E’ in lui la mia forza e la mia speranza?

Al di fuori di questa relazione avanzeremo solo con ragioni legate agli umori e          alle      simpatie, al     mi piace o non mi piace. E, lo sapete anche voi, che così,   avanzeremo    molto poco e male,   perché             Cristo è la sola ragione che    fa stare in piedi, sempre e comunque, anche se cambia il             parroco. Fuori di       Cristo, cuore   pulsante del nostro cuore, la fede è solo un fare da             rasseganti senz’anima e noi potremmo essere tentati di “disertare” gli impegni e    l’assemblea santa.

  1. Testamento

Da ultimo, vorrei che due luci, due fari rimanessero sempre accesi nella vostra          vita. Ed è ancora la parola di Dio che li accende perché non ci accada di         avere   paura del buio e smarrirci lungo la strada.

Il primo ce lo indica il versetto del canto al Vangelo: “Dio ha tanto amato il             mondo da       dare il             suo Figlio Unigenito perché il mondo sia salvato per           mezzo di lui”. Non scordatelo mai: Dio ha   tanto amato. Dio ama. Dio è amore, punto. Dio      dona tutto se stesso per noi, sempre.

Il secondo ce lo offre s. Paolo: “Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i         peccatori, e il primo sono io ma in me ha voluto mostrare tutta la sua      magnanimità”. E’ venuto per salvare           e          dare la vita, perché lui ha il cuore      “magnum”, ossia grande sempre. Una lancia l’ha squarciato             ed        è          rimasto           aperto sul mondo, su dite. Quando non ce la fai più, quindi, non   dimenticarlo,   quello è il tuo rifugio, il suo cuore.

  1. Grazie ai frati

Sono rimasto con voi 11 anni, ma…non ero solo, grazie a Dio. Ero con dei fratelli,    in una comunità, alla quale devo dire grazie. Voi non sapete quanto è di aiuto         una comunità per       pregare, per modellarsi il carattere, per imparare ad                       accogliersi, per lavorare in sinergia e condivisione. Non ci lega né la volontà,                  non ci siamo scelti, né il sangue, non siamo parenti, ma      impariamo ogni giorno           ad essere fratelli, anche con fatica, come voi in famiglia.

Grazie, frati e fratelli miei frati, grazie!

Un post scriptum…ci vuole

Giorni fa sono andato a trovare Luisa e mi diceva di una preghiera che gli era sgorgata dal cuore il giorno che seppe della mia possibile partenza:

“Signore, ti prego: se per diventare santo Padre Franco deve rimanere a Milano ascolta la mia preghiera; ma se per essere santo deve andare a Rovereto, sia fatta la tua volontà”.

Quindi, sembra che debba diventare santo.

Pregate il Signore perché almeno mi converta!!!!

E dato che oggi si ricordano anche le stimmate di s. Francesco sulla Verna, (non le ho le stimmate, ve lo assicuro) chiedete che sappia anche portare la mia croce con gioia!

E concludiamo sempre con le parole di Paolo:

Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen!

Letture del giorno

Isaia 11, 10-16: il Signore radunerà, stenderà la mano…si formerà una strada per il popolo…

Salmo 131: Grandi cose ha fatto il Signore per noi

1 Tm 1, 12-17: Rendo grazie perché mi ha giudicato degno di fiducia…al servizio…

Canto al Vangelo: Cfr Gv 3, 16-17: Dio ha tanto amato il mondo…

Luca 9, 18-22: “Chi dice la gente che io sia”