CAMMINARE CON… il messaggio dell’Estate di P. Franco

Domenica scorsa, dopo aver celebrato le grandi solennità dell’Ascensione, della Pentecoste, della Trinità e del Corpus Domini, noi ambrosiani, abbiamo iniziato il tempo liturgico del dopo Pentecoste.

Ed ecco che la Chiesa, Madre e Maestra, pone subito davanti a noi la grande storia della salvezza, affinché ognuno, per non perdersi nel suo cammino, sappia collocare la propria storia personale dentro queste coordinate fondamentali: all’inizio è il Creatore e alla fine le braccia amorose del Padre. Si viene da Qualcuno e si va verso Qualcuno che ci ama. E questo non è poco, direi!

Oggi, con il racconto dell’arca di Noè e del diluvio universale, ci appare l’esplosione velenosa del male: “il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra”, leggiamo nel testo della Genesi.

Cos’è il male? Non certo l’autodeterminazione dell’uomo che, nel gioco affascinante e faticoso della sua libertà, cerca e avanza nel cammino della vita.

Il male è l’affermazione presuntuosa della propria autosufficienza, ossia l’uomo che si proclama Dio, o meglio ancora, l’uomo che dice: “io non ho bisogno di te”. Lo dice a Dio e lo dice al suo vicino, al suo simile.

Accade, infatti, che se noi ci mettiamo poche ore per uscire un giorno dalla pancia di nostra madre, poi, non ci basta una vita intera per uscire dalla nostra pancia nella quale ci rinchiudiamo narcisisticamente contemplando la nostra bellezza. Contemplando e distruggendo, perché è questo poi che, in verità accade.

S. Paolo direbbe: l’uomo “ha fatto del ventre il suo dio”.

Così dall’armonia alla quale siamo chiamati, cioè vivere uniti a Dio, ai nostri simili e a tutto il creato, si passa alla frantumazione golosa, avida e distruttrice. Ognuno pensa per sé: “bellum omnium contra omnes”, diceva il filosofo, “la guerra di tutti contro tutti”.

E dalla frantumazione si approda poi alla cecità e insensibilità, perché non si vede più nulla se non i propri bisogni. Bisogni che che si ha la pretesa che diventino anche dei diritti.

Ecco, il male è essere preda della tirannia dell’io. E, come diceva Edith Stein, Santa Teresa della Croce, “la tragedia dei grandi totalitarismi -e l’io è il totalitarismo più subdolo- non è la perdita della libertà, ma la perdita dell’anima”. Sì, il male ci sfila l’anima senza che ce ne accorgiamo, ce la ruba e non esiste più nulla e nessuno, se non il nostro egocentrismo.

Cosa fare?

Certamente non possiamo essere quei cristiani piagnucolosi e lamentoni che solo si scandalizzano o si arrabbiano guardando il male presente nel mondo.

Non dimentichiamo mai che Dio si è fatto carne “in questo” mondo, che ieri non era certo migliore di oggi. Non dimentichiamo ancora che Dio “ha tanto amato questo mondo”, e lo ama ancora come il primo giorno della creazione.

Guardate come la Parola descrive Noè: “era uomo giusto e integro che camminava con Dio”. La via d’uscita, dalla morte che il male porta con sé, sta proprio questo: “camminare con…”. Il che significa, provare ogni giorno ad uscire dal proprio pancino, dal dominio morboso di un io invadente e distruttore e imparare, come da piccoli abbiamo fatto con i nostri genitori, a “camminare con…”.

“Nessun uomo è un’isola”, diceva Thomas Merton, e se lo vuole essere è destinato all’autodistruzione. Ma l’uomo è un ponte, o deve imparare ad esserlo. L’uomo è un “essere con,” chiamato all’unità, all’armonia con Dio, il fratello e con l’universo.

Allora, se esistono “le opere della carne, “impurità, idolatria, discordia, gelosia, dissensi…”, come dice s. Paolo, noi “camminiamo nello Spirito” e con lo lo Spirito per imparare ogni giorno “il frutto” che egli dona: “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, mitezza, dominio di sé”.

Insomma, “camminiamo con…

Buone vacanze.

 

P.Franco